Qualche tempo fa, dopo aver letto l’articolo sulla doppia mastectomia preventiva a cui si è sottoposta la celebre attrice americana Angelina Jolie, ho sentito il bisogno di chiedermi quanto potesse essere forte emotivamente questa scelta, in particolar modo per una donna che, nel qui e ora, è sana organicamente.

Alcuni medici ritengono non sia una scelta obbligata in questi casi ad alto rischio genetico, poiché vi sono altre alternative, come il sottoporsi costantemente ed in tempi ristretti a controlli specialistici al fine di riscontrare il tumore in epoca precoce. Certamente, nel caso della Jolie, la delicatezza della situazione è evidente, sia dal punto di vista chirurgico che psico-emotivo.

Mi risuona subito la mia esperienza di qualche anno fa, in qualità di tirocinante psicoterapeuta presso l’U.O. di Medicina Interna del P.O. di Castellaneta – USL TA, in cui le pazienti avevano subito mastectomia a seguito di cancro al seno. Ho constatato come vi sia gradualmente una vera ri-costruzione, assieme al corpo e alle sue parti ‘asportate’, della propria identità, laddove la resilienza e la buona capacità di fronteggiare la perdita di parti di sé risultano efficaci soprattutto se vi è stato un percorso di sostegno psicologico individuale e gruppale dalle primissime fasi di diagnosi.

Nella donna si viene a creare una profonda ferita narcisistica, a volte con gravi ripercussioni sulla sfera privata, relazionale, sessuale e soprattutto sulla percezione della propria immagine corporea. Lasciare andar via parti di sé non è mai semplice e , a volte, occorre un percorso psicologico ed emotivo per dire addio alle ferite più evidenti, ma soprattutto a quelle profonde, forse irrisolte e riemerse con l’esperienza del presente. Il mio pensiero si sofferma anche sulla valenza simbolica, antropologica e psicologica del seno.

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Motivo in più per cui ritengo che la scelta per la donna sia notevolmente dolorosa e sofferta. L’immagine del seno è intimamente legata a un primordiale principio di fecondazione e di nutrimento, in effetti in varie culture il seno riveste vari significati, in primis è simbolo di sensualità, femminilità, coniugalità, nonché organo rassicurante e protettivo. Essendo il seno uno degli elementi centrali dell’identità femminile, possiamo comprendere l’importanza che riveste nella donna in quanto Eros, ma anche improvvisamente Thanatos nel momento in cui viene diagnosticata una malattia neoplastica.

E da qui emozioni repentinamente ambivalenti. La sua asportazione, parziale o totale, genera profonda perdita del senso di integrità corporea, causando ripercussioni sul sentirsi donna e madre. Il corpo, diviene così nemico e traditore, ma in alcuni casi come quelli ad alto rischio ereditario, preventivamente si sceglie di mutilare le parti che si sentono già cariche di Thanatos.

Ogni situazione ritengo, sia a sé, ogni persona ha una sua storia ed un suo vissuto, quindi ogni caso deve essere valutato, ascoltato e compreso singolarmente! E sicuramente la Jolie è stata seguita da un’equipe di specialisti (medici, chirurghi, psicologi, genetisti…) nella fase pre-operatoria in cui si è potuta valutare l’idoneità psico-fisica dell’attrice.

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Dall’asportazione dei seni all’impianto delle protesi, intercorre, a parer mio, un periodo profondamente pieno e al contempo di ingombrante vuoto, in cui attraverso l’aiuto di specialisti (psicologi psicoterapeuti) si può affrontare la perdita e la ri-costruzione di sé, del proprio sé femminile, personale, sessuale, spirituale e corporeo.

Questo è un argomento complesso e, ritengo non sia esaustivo il mio intervento in questa sede, tuttavia vorrei riflettere insieme a voi sull’interessante unità corpo-mente: se ci fermassimo preventivamente ad ascoltare il nostro corpo, che incessantemente è in moto per noi, senza giudicarlo, ma sentendo il suo divenire, le sue trasformazioni … ci accorgeremmo come questo divenire sia ricco di parole per noi, comunicandoci messaggi che possiamo ascoltare con il corpo stesso, con il cuore, con l’anima.

Per fare tesoro della saggezza del proprio corpo, ritengo sia importante avere, innanzitutto, la consapevolezza di ‘essere’ il proprio corpo, poiché il corpo non è un oggetto ma ‘soggetto’, quindi partecipa attivamente alla nostra vita.

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