«Le imprese appartenenti all’indotto Ilva, riunitesi in Confindustria Taranto, sono tornate a denunciare la situazione di gravissima crisi in cui versano a causa degli ingenti crediti scaduti e non riscossi.» Lo rende noto un comunicato della stessa associazione datoriale, che prosegue: «Gli imprenditori, particolarmente provati da una situazione che va avanti oramai da molti mesi, hanno inoltre espresso forti perplessità circa lo scenario complessivo che si sta delineando anche a seguito degli ultimi incontri romani e dei risvolti di carattere giudiziario della vicenda, riferendosi alla vera e propria “tenuta” di tutto l’impianto industriale su cui da sempre reggono le sorti dell’intero tessuto economico della città, annunciando in tal senso azioni clamorose in assenza di risposte certe da parte del Governo.

Perplessità pienamente condivise da Confindustria – aggiunge il comunicato – poiché a presiedere la riunione era il Presidente Vincenzo Cesareo – che ha colto nelle dichiarazioni del commissario Gnudi e del Ministro Guidi toni per certi aspetti apparentemente rassicuranti (sarebbe in arrivo il dispositivo per il finanziamento-ponte) e per molti altri, invece, il rischio tangibile che i provvedimenti legislativi che hanno contraddistinto l’intervento del governo negli ultimi due anni possano essere pressochè depotenziati e svuotati a causa degli sviluppi che sulla vicenda si stanno registrando con ritmi incessanti.

L’ultima notizia in ordine di tempo, riguardante il ricorso di Riva Fire contro il piano ambientale Ilva (e con esso il ricorso verso tutte le misure speciali che hanno condotto al commissariamento) pone infatti un’ulteriore pregiudiziale su tutta la già complessa vicenda perchè rischia di rimescolare ulteriormente i delicati meccanismi sui quali dovrebbero andare avanti sia i processi di risanamento ambientale sia quelli legati alla produzione, quindi alle prospettive dei lavoratori diretti e indiretti e delle aziende dell’indotto.

In merito, le dichiarazioni del Ministro dello Sviluppo Economico non confortano sul piano delle prospettive, considerato che il piano industriale, al momento azzerato, dovrebbe divenire di pertinenza del futuro, ipotetico acquirente Ilva, e che sullo stesso piano ambientale – peraltro strettamente connesso al primo per ovvi criteri di causa-effetto – sussisterebbero al momento perplessità circa l’onerosità dello stesso che certo non depongono bene, (considerato anche l’ultimo ricorso del Gruppo Riva), sulle prospettive future di attuazione del progetto di ambientalizzazione, malgrado in questo senso siano arrivate, tempestivamente, le rassicurazioni del Ministero dell’Ambiente.

E’ evidente – continua il comunicato di Confindustria Taranto – come siano più di uno- e tutti alquanto gravi – i punti interrogativi che incombono sulle questioni al momento più strategiche per le sorti non solo della fabbrica ma di tutto il territorio, ed è su questi quesiti che Confindustria, assieme ai rappresentanti delle aziende dell’indotto, ha discusso nell’ultima riunione rilevando, principalmente, l’assenza di una netta presa di posizione, sulla questione, da parte del Governo.

La sensazione è che sull’Ilva si “navighi a vista” intervenendo a seconda degli eventi e non secondo un quadro ben preciso di riferimento che dovrebbe contemplare, in primis, la salvaguardia di una delle più importanti realtà industriali del Mezzogiorno.

Dal Governo Renzi ci aspettiamo la conferma a chiare lettere dell’effettiva strategicità dell’ILVA di Taranto e dell’intero impianto industriale che sussiste sul territorio, se è vero che rappresenta, da sempre, uno degli asset fondamentali dell’intero sistema manifatturiero italiano.

Le vicende locali, a questo proposito, certo non vanno a conforto della chiarezza che sulla vicenda si vorrebbe, sia dal fronte istituzionale locale sia governativo. Anzi. Le più recenti prese di posizione sul progetto Tempa Rossa, e prima ancora sui progetti Eni, tutti avversati – o non gestiti affatto – in nome di un antindustrialismo sempre frettoloso e approssimato, che abbiamo già registrato in passato in molteplici occasioni, certo non depongono a favore delle prospettive di sviluppo della città e tantomeno di evoluzione sul piano economico e sociale.

Sbarrare la strada a tutto – evidenzia il comunicato di Confindustria Taranto – non conduce che ad un’involuzione ora ancor più pericolosa in virtù di una già difficilissima situazione in cui il territorio si dibatte, ed è arrivato il momento di fare chiarezza: è stato questo, in sostanza, il leit motiv che ha fatto da sfondo all’incontro di ieri, centrato, come dicevamo, sullo stato di sofferenza estrema delle aziende dell’indotto.

Su questi temi, intanto, Confindustria chiamerà a raccolta, per un confronto pubblico nella sede di via Dario Lupo, tutte le istituzioni cittadine (sindaco e commissario della Provincia), parlamentari e consiglieri regionali. L’incontro, di estrema urgenza, sarà convocato nei prossimi giorni. »