Un quadro a tinte fosche sospeso tra gli strumenti di legge conquistati a fatica, l’urgenza di un cambiamento riferito al rispetto della dignità delle persone, e l’assoluta consapevolezza che poco o niente è cambiato nonostante tutto.”
E’ la dichiarazione sgomenta di Eva Santoro, componente della segreteria generale della CGIL di Taranto, che ieri insieme alla delegazione della FLAI-CGILha partecipato all’incontro in Prefettura per la cabina di regia sulla sicurezza nelle campagne e il lavoro nero in agricoltura.

“Il tavolo permanente – prosegue il comunicato sindacale – è tornato a riunirsi ieri in una delle riunioni programmate da tempo e solo casualmente a pochi giorni dalla morte di un’altra bracciante agricola accasciatasi al suolo il 31 agosto scorso nei campi di Ginosa.
Il recente fatto di cronaca ha pertanto dettato l’agenda dell’incontro mostrando con tutta la sua gravità i problemi che il sindacato denuncia da tempo.

Giuseppina era al suo primo giorno di lavoro – afferma Eva Santoro – e malgrado la legge preveda che nessuno possa cominciare ad operare senza regolare contratto e dopo aver passato le visite mediche che ne comprovino lo stato di salute, ha perso la vita, secondo le prime istanze riportate dal medico legale, per una serie di fattori che si sarebbero potuti prevedere se la normalità, il diritto, le norme e l’umanità tornassero anche in questi luoghi di lavoro.
Giuseppina si sarebbe potuta salvare. E’ morta, invece, perché nel suo ingaggio a nero, come è emerso da quanto riferito al tavolo di ieri, non era previsto che passasse visita medica – continua la Santoro – visita che gli avrebbe potuto salvare la vita riscontrando una aritmia al cuore che insieme al caldo e alla fatica le è stata fatale.
Ma il caso della bracciante morta a Ginosa è solo la punta di iceberg sommerso secondo la CGIL.
Sappiamo dagli organi di controllo che ieri sedevano al tavolo in Prefettura che sono aumentate le denunce riguardo la sicurezza sui luoghi di lavoro – commenta ancora la Santoro – così come siamo a conoscenza di un incremento di fasce di lavoratori in nero o con contratti di sottosalario.
Così mentre la Puglia cresce in termini di export nel settore agricolo e fonda gran parte della sua stimabilità come destinazione turistica anche sull’appeal della sua eno-gastronomia figlia di tanta biodiversità, continua ad esserci sul settore ancora l’ombra dello sfruttamento e dell’illegalità.

Stiamo giocando con il fuoco – dicono dalla CGIL –e già una volta la nostra regione è finita nel mirino dei media internazionali per questa evidente discrasia. Stortura su cui ci auguriamo si possa registrare nei prossimi giorni un intervento più incisivo da parte del Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano e dell’assessore all’agricoltura Leonardo Di Gioia. La presenza di un rappresentante della Regione al tavolo permanente della Prefettura di Taranto sarebbe già un primo segnale.