Olio oliva

«La proposta della Commissione Ue è un atto spietato, che ci fa entrare la concorrenza direttamente in casa». Donato Rossi, presidente della Federazione Nazionale Olivicola-Olearia di Confagricoltura, torna così sulla vicenda dell’importazione supplementare d’olio d’oliva tunisino sul mercato comunitario, che sta toccando un nervo scoperto dell’agricoltura italiana e pugliese in particolare.

Anche perché attorno alla proposta della Commissione Juncker si è sviluppato un dibattito abbastanza surreale tra liberoscambismo e protezionismo o, peggio ancora, tra supposti avversari e sedicenti fautori del sostegno alla Tunisia come “argine al terrorismo” e “all’invasione di immigrati”. «Non siamo né poco avveduti – spiega Rossi – né vogliamo essere tirati per la giacchetta nelle diatribe della politica-politicante. Il paradosso vero è che un provvedimento del genere, studiato – così dicono a Bruxelles – per aiutare chi sta peggio di noi, provocherà serie difficoltà ad un settore che già esce da un’annata critica. 35mila tonnellate non sono esattamente due gocce d’olio, soprattutto se paragonate alle 119mila prodotte nel 2014 in Puglia».
Insomma, secondo Rossi l’Ue starebbe per segnare il classico autogol ai danni della “porta” italiana: «Non si tratta solo di un surplus di importazioni senza dazio che arrivano in un momento difficile per il nostro settore, che non può sopportare il peso di ulteriori 35mila tonnellate, oltre alle 57mila già previste da precedenti accordi. Ma si tratta anche di concorrenza sleale con parecchi punti a nostro sfavore, perché quell’olio è prodotto in condizioni diverse e costi molto più bassi. Le ripercussioni sul mercato delle olive e dell’olio di qualità potrebbero perciò essere molto pesanti soprattutto alla vigilia di un’annata, il 2015, che si annuncia di “carico” rispetto ad un anno fa, stagione di “scarico” e per giunta flagellata da fitopatie».

Dopo il virus-killer, gli imprenditori dell’olio d’oliva potrebbero dunque incappare in un provvedimento-suicida: «Attendevamo un’annata di ripresa – rimarca Rossi – e invece dobbiamo temere un’altra batosta, un atto dell’Ue che andrebbe a pesare sulle spalle dei nostri produttori, deprimendo il prezzo dell’olio soprattutto qui in Puglia, dove abbiamo molteplici difficoltà e l’area produttiva del Salento è pesantemente compromessa. La qualità dell’olio e le sue caratteristiche nutrizionali non sono frutto del caso ma di lavorazioni che hanno costi molto elevati: per questo motivo l’olio tunisino a basso costo non “ci fa comodo”, come qualcuno vorrebbe far credere.

Il nostro Governo e il Parlamento europeo devono capire che non navighiamo nelle condizioni per poter aiutare la Tunisia. E soprattutto i nostri governanti devono capire – conclude il presidente della Federazione Nazionale Olivicola-Olearia di Confagricoltura – che se passasse questo sciagurato provvedimento si metterebbero definitivamente fuori gioco molti imprenditori italiani».