“Urban Factory”, la mostra personale di Vito Distante allestita a Grottaglie presso la pinacoteca di palazzo De Felice dal 21 giugno al 11 luglio rivela già dal nome interessanti spunti di riflessione.

Una “officina urbana” in cui l’uomo è causa ed effetto del proprio lavoro creativo, inteso nel senso più ampio del termine, un uomo “faber” che costruisce il futuro suo ed altrui, a volte godendo ed a volte subendo le scelte fatte. Tante le possibili conseguenze di queste azioni, che si riverberano nell’oggi onel domani più o meno prossimo: c’è il dramma dei migranti e quello della prostituzione delle donne dell’Est Europa, c’è l’assalto all’ambiente causato da un consumismo sempre più sfrenato con la necessità sempre più impellente di imboccare la direzione della raccolta differenziata, c’è il corpo femminile vissuto come oggetto di desiderio altrui o di orgoglio proprio, c’è il rapporto tra genitore e figli e quello con il sé stesso.

Come in ogni opera d’arte, anche nelle tele di Vito Distante l’occhio dello spettatore gioca una parte fondamentale; sta a ciascuno l’accettare lo stimolo di riflessione che l’artista propone e lasciarsi guidare dalle emozioni che evoca. Ampia la gamma della proposta, in una mostra dall’allestimento essenziale e pulito che esalta la qualità delle opere; dagli astratti quasi monocromatici, esemplificati dai “colori non colori” dell’opera scelta per rappresentare la mostra sino alle esplosioni di colore di ritratti e paesaggi, ogni quadro apre una finestra su una vita che è sogno e realtà, lasciando a ciascuno la possibilità di viverla come preferisce.

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