Queste sono giornate che molti agricoltori, coltivatori diretti di uva da tavola, non vorrebbero trascorrere. Vedere penzolare il prodotto quando siamo già a settembre vuol dire che la stagione è stata pessima. Almeno la loro. Complice le pioggee, magari i parassiti o altri fattori, ormai la stagione è finita è il prodotto va assolutamente tagliato.

In questi giorni è piombato a percorrere i tratturi e gli sterrati del territorio il cosiddetto “carrellone”. Si tratta di un rimorchio, collegato ad un trattore, con le funzioni di vasca contenitrice. La particolarità di questo vasca risiede nel suo sollevamento idraulico e successivo ribaltamento laterale. Tutto azionabile da un distributore di comando a bordo trattore. 

Viene impiegato anche per la raccolta dell’uva da tavola deteriorata e compromessa per il mercato della borsa alimentare. Quella che, insomma, non è più vendibile al supermercato piuttosto che al fruttivendolo. O meglio: quella che a discrezione del commerciante non ha le caratteristiche idonee alla vendita diretta. I carrelloni vengono verniciati con vernice epossidica, in modo tale da garantire una maggiore protezione e resistenza nel tempo, evitando così di trasmettere ossido di ferro all’uva.

In questi casi l’uva da tavola cambia la destinazione del suo percorso e dalle madie imbandite di ogni ben di dio passa direttamente a prodotto idoneo per la produzione di succhi di frutta.

Questa destinazione compromette i ricavi. Gli introiti derivanti dalla vendita sono miseri: si parla anche di meno di alcune decine di centesimi al kg. E cosi dopo un anno intero si infrangono i sacrifici fatti dal coltivatore diretto di uva da tavola.

Bisognerà ora ripartire con la nuova stagione non prima però di aver saldato tutte le spese anticipate durante l’anno: trattamenti fitosanitari, l’acqua per l’irrigazione, teli e coperture e ogni eventuale altra spesa sostenuta e rimandata al “quando vendi l’uva mi saldi”, una dimostrazione di fiducia che molti fornitori attuano nei confronti di chi porta avanti con fatica, ogni giorno, un mestiere che sta diventando sempre difficile anche per via di una mutazione climatica che ha sbaragliato ormai ogni previsione e che crea seri difficoltà a tutto il settore agricolo.