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«Dalla Regione, sulla Xylella, solo un anno di “chiacchiere”. E il risultato è questo: la fascia infetta è cresciuta di 40 km».

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Alfonso Cavallo e Sergio Botrugno, rispettivamente presidenti di Coldiretti Taranto e Brindisi, interpretano così l’esasperazione del mondo olivicolo, chiamato ad affrontare una tra le battaglie più aspre della storia agricola pugliese, ma con le armi spuntate dall’inadeguatezza della politica. La Regione, infatti, con il presidente Michele Emiliano (che ha avocato a sé la gestione dell’emergenza) e l’assessore alle Politiche Agricole Leonardo Di Gioia, ha fallito nell’attività che avrebbe permesso di limitare i danni: il monitoraggio.

«Non credevamo certo che la Regione avesse la bacchetta magica – hanno spiegato i due presidenti –, ma nemmeno che si potesse accumulare un ritardo tale nei controlli. Oggi le province di Taranto e Brindisi sono quasi completamente inglobate nella zona infetta, dall’Adriatico allo Jonio, senza avere però certezze sulla gravità dell’infestazione».

Le informazioni, infatti, gli agricoltori le apprendono dai giornali: «La “task force” voluta da Emiliano sarà cosa buona se condividerà i risultati del monitoraggio con le organizzazioni di categoria, recuperando il ritardo che oggi ci costringe a interventi che avrebbero avuto più senso tre mesi fa».
Perché gli agricoltori sono disposti a tutto pur di contenere gli effetti del batterio. A una condizione, però: che le regole valgano per tutti. «I controlli che oggi si propagandano sono benvenuti – hanno dichiarato Cavallo e Botrugno –, ma non possiamo pensare che le multe da 1.000 euro si abbattano solo sui produttori. Anche le istituzioni devono fare la loro parte, intervenendo sui terreni demaniali, e anche per loro deve valere il “pugno di ferro”».

Serve un piano d’intervento globale, insomma, che eviti quanto accaduto nell’ultimo anno, perso superficialmente solo a ipotizzare soluzioni invece di applicarle al problema.
Taranto e Brindisi, infatti, hanno ancora un’opportunità: «Possiamo rivestire il ruolo di baluardo – le parole dei due presidenti –, possiamo contenere il batterio evitando che “sfondi” a nord, nel Barese, e a ovest, verso l’altra metà della provincia ionica e la Basilicata. Servono strumenti, però, serve il monitoraggio che è mancato, serve una concertazione che scagioni la Regione dall’accusa di superficialità che oggi ci sentiamo di avanzare».

È giusto, quindi, che nei territori leccesi ormai condannati, si pensi a soluzioni per restituire reddito ai produttori. È ancora più sacrosanto, però, che Taranto e Brindisi possano svolgere un ruolo importante nel contenimento della malattia: «I nostri campi sono disponibili per avviare attività di ricerca – hanno aggiunto Cavallo e Botrugno –, siamo pronti a trasformarli in laboratori a cielo aperto. La UE non può solo imporre l’estirpazione, deve dare segnali anche in questa direzione».