“Dall’ospedale ti aspetti la salute?” Don Cosimo Occhibianco, compianto studioso delle nostre tradizioni che un anno fa ci lasciava orfani della sua cultura, perdonerà questa approssimativa traduzione di un detto popolare spesso utilizzato per commentare la speranza delusa di chi cerca conforto nel luogo meno adatto a riceverlo.

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Che si tratti del marito stupito della scarsa fedeltà della moglie notoriamente fedifraga o del debitore moroso nei confronti di un esoso usuraio, il motto fotografa con sarcastica ironia e malinconica consapevolezza una situazione evidentemente nota a tutti, meno che al diretto interessato. E’ affatto singolare che per descrivere siffatta situazione si usi la figura dell’ospedale; sebbene il modo di dire risalga a diversi decenni addietro, in cui probabilmente la sanità pubblica non brillava per eccellenza e capillarità, è comunque strano che – di tanti aspetti del pubblico servizio – sia proprio quello ospedaliero ad essere stato esempio citato ad imperitura memoria.

Il futuro dell’ospedale, una storia già sentita

Giambattista Vico parlava di corsi e ricorsi storici, di situazioni destinate a riproporsi finché non ne venissero estirpate le cause profonde, e così allora questo detto sembra oggi destinato a tornare d’attualità, almeno per quanto riguarda Grottaglie e dintorni stante un futuro non ancora ben definito per il locale nosocomio. Per una singolare coincidenza, l’anno che ci ha appena salutato ha visto il recupero della casa del fu senatore Pignatelli, ora diventata biblioteca di comunità, e il declassamento di quello che fu l’atto forse più importante della sua vita di politico e di cittadino, ovvero l’edificazione dell’ospedale, una sorta di “damnatio memoriae” forse inconsapevole ma non per questo meno deprecabile.

L’ospedale, insieme all’aeroporto, è uno dei temi sempre gettonati nelle numerose campagne elettorali di questi anni, un evergreen su cui si sono versate fiumi di parole, cascate di promesse e oceani di delusioni. Internet nasconde ma non dimentica, e basta digitare su un motore di ricerca il nome di alcuni politici (locali e non) insieme a “ospedale+grottaglie” per rilevare imbarazzanti contraddizioni, comodi silenzi, ipocrite lamentele, inutili proclami. C’è chi ieri taceva ed oggi si erge a paladino, altri che un anno fa contestavano di fronte al cancello ed oggi sostengono la giunta regionale che per il “San Marco” ha deciso (?) un futuro certamente ricco di acronimi (POC, PPA, PTA) ma forse povero di sostanza. Ci si risponderà che solo gli imbecilli non cambiano idea: verissimo, ma a volte si ha l’impressione che più che essere di fronte a novelli Saulo fulminati sulla via di Damasco (o su viale Pignatelli, fate voi…) ci si trovi in presenza di chi considera l’uditorio come una pletora di ingenui a cui propinare trucchetti retorici da imbonitori di quart’ordine.

“Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti”

In questi giorni sull’ospedale si rincorrono appropriazioni più o meno indebite di meriti per i finanziamenti stanziati ed accuse più o meno velate di scarsa efficienza agli avversari politici: il consigliere accusa l’assessore, il parlamentare tace e non si sa se acconsenta, il governatore si scusa, il sindaco augura e via leggendo viene in mente il verso immortale di De Andrè: “Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti”. Si può essere ovviamente in disaccordo sulle opinioni e financo con il modo in cui sono espresse, ma si vorrebbe che tale disaccordo fosse espresso in termini altrettanto chiari senza ipocriti travisamenti e – soprattutto – proponendo alternative e fornendo risposte.

Spiace quindi – per citare fior da fiore – che ci sia ad esempio chi considera la opera di sensibilizzazione del “Comitato in difesa dell’Ospedale San Marco” alla stregua del fanatismo di Hiroo Onoda, il soldato giapponese che rimase per trent’anni rifugiato nella giungla filippina rifiutandosi di credere che la seconda guerra mondiale fosse finita, senza contrapporre a codesto giudizio tranchant un altrettanto evidente impegno in tal senso.
Consapevoli del rischio populistico e dell’accusa di voler vincere facile, non possiamo esimerci dal ricordare che l’articolo 32 della Costituzione della Repubblica Italiana recita che: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività” mentre in Puglia c’è chi prova da quattro mesi a prenotare un esame nelle varie strutture delle ASL di Taranto e Brindisi sentendosi rispondere all’operatore di turno che “le agende non sono aperte”, modo burocraticamente eufemistico per dire che non sappiamo se e quando questa visita potrà essere eseguita.

Serve una analisi serena del presente ed una lungimirante programmazione del futuro

La Corte Europea dei diritti dell’uomo ha chiesto all’Italia di riformare la legge sull’ergastolo ostativo; viene naturale chiedersi – visto che il “fine pena mai” è stato giudicato lesivo dei diritti umani dei condannati per mafia o terrorismo – a quale tribunale si debbano rivolgere gli incolpevoli a cui è stata comminata la sentenza “inizio cura boh”. La Regione Puglia è all’ultimo posto in Italia per la spesa farmaceutica, un cieco ragioniere ne sarebbe entusiasta, chi si dibatte tra prescrizioni col contagocce, liste d’attesta infinite e pellegrinaggi fuori regione un po’ meno. Tagliare le spese è il modo più facile per risanare un bilancio, ma è come sottoporre ad eutanasia un malato e poi sostenere che è guarito.

Sia chiaro, chi scrive non sostiene che l’ospedale grottagliese debba essere salvato “a prescindere”; al pari del già citato aeroporto, anche una struttura simile non può non risentire della necessità di adeguamento tecnologico e delle mutate condizioni sociali, condizioni che richiedono una analisi serena del presente ed una lungimirante programmazione del futuro, condizioni che al momento sembrano latitare dai palchi dei comizi e dai tavoli di confronto. Ai candidati alle prossime elezioni politiche e amministrative il dovere di offrire proposte chiare e realistiche, ai cittadini elettori il diritto di pretenderle.