Ci sono tradizioni che, come tali, si ripetono quasi immutate nel tempo. Alcune sono piacevoli e divertenti, altre lo sono purtroppo un po’ meno.

Tra queste ultime non possiamo non registrare l’indegna abitudine di migliaia di persone di trascorrere in accampamenti la notte di Ferragosto, lasciando la mattina dopo i litorali occupati “manu militari” in uno stato vergognoso. Che la cura delle nostre belle spiagge non sia una priorità per molti bagnanti è cosa nota, se più di venti anni fa a questo malcostume i mitici Ota Ota dedicavano una ironica canzone che già nel titolo diceva tutto. Ma da alcuni anni i social network hanno amplificato la visibilità di questo fenomeno, rendendone altrettanto evidenti anche i sudici effetti collaterali. Che le tendopoli della note del 14 agosto siano oramai un fatto acclarato è inutile negarlo e forse anche discuterlo; un noto negozio di articoli sportivi, nella sua zona dedicata all’escursionismo, aveva nei giorni scorsi in bella mostra proprio una serie di minitende da campeggio economiche su cui campeggiava un enorme striscione con la scritta “15 agosto” e quindi oramai la nottata in spiaggia pare essere un must a cui neppure chi potrebbe disporre di giacigli più comodi sembra voler rinunciare. Altrettanto inutile è anche invocare l’intervento di Forze dell’Ordine e relative sanzioni, e non tanto e non solo per la cronica mancanza di uomini e mezzi, ma proprio per l’estensione del fenomeno, che più che di repressione ha bisogno di educazione.

Duole pensare che in tanti di coloro che hanno lordato i litorali siano gli stessi che sulle bacheche dei social network condividono le foto di spiagge dorate e mare cristallino vantandosi delle notizie che vogliono la Puglia dotata dei mari più belli del mondo, meta di un movimento turismo sempre più ampio. A questi epigoni dei migranti di Calais o Ventimiglia (che immaginiamo quasi certamente più rispettosi del luogo che li accoglie) verrebbe da chiedere quale schizofrenia dissociativa anima il loro agire, quando deturpano i luoghi che qualche giorno prima hanno tanto lodato. Domanda che, ahinoi, sappiamo non avrebbe alcuna risposta sensata. Così oggi fanno notizia non le migliaia di turisti stranieri, non le altrettante migliaia di bagnanti educati e attenti, ma le centinaia di vandali incivili che in nome di un discutibile divertimento violentano con falò e rifiuti chilometri e chilometri di litorale.

I fatti stanno a dimostrare che non sappiamo meritarci ciò che la Natura ha voluto donarci, bellezze architettoniche e paesaggistiche sopravvissute per secoli e millenni in pochi anni vengono deturpate, annichilite, cancellate. Senza andare troppo lontano da casa nostra, basta pensare alle pinete di Paparazio e di Frantella, i palazzi signorili del centro storico, le gravine di Riggio o la chiesetta del Fullonese, per finire all’ex ospizio di mendicità. Patrimoni che se fossero altrove, in Umbria, in Toscana o nelle Marche magari, farebbero parte di un circuito di promozione e tutela capace non solo di conservarle come si deve, ma anche e soprattutto di farle fruttare economicamente.
Invece a Grottaglie il quartiere delle ceramiche continua a languire, gli eventi che si organizzano sono a carico e cura di associazioni private con perniciose sovrapposizioni di date e orari che costringono il malcapitato interessato a due o più di queste a scelte simili a quelle di Paride, rimanendo comunque un po’ deluso. Altrove invece… già, altrove si fa diversamente, ed a fianco ad eventi di portata oramai internazionale organizzati in paesi con poche migliaia di abitanti (Melpignano con al sua “Notte della Taranta” e Locorotondo con il “Locus Festival”, passando per Martina Franca ed il suo “Festival della Valle d’Itria”, giusto per citare gli esempi più eclatanti) sorgono come funghi iniziative anche semplici, ma capaci di attrarre turisti e riempire ristoranti e b&b, come nel caso dello “Slide the City”, uno scivolo acquatico a cielo aperto di ben 150 metri che è stato tra i protagonisti della Fiera dello Sport di Palagianello qualche giorno fa, oppure come le tante iniziative culturali dei dintorni, come il MED Festival di San Marzano.

E’ una amara riflessione, questa del post Ferragosto, che ci vede come eredi sciagurati di una grossa fortuna che dilapidiamo incoscientemente senza preoccuparci non solo di farla fruttare al meglio, ma neppure di conservarla almeno per i nostri figli e nipoti. Troppo comodo e riduttivo puntare il dito contro politici ed amministratori, che pure del tutto innocenti non sono, occorre invece che ciascuno di noi abbia consapevolezza della bellezza e della unicità dei luoghi che abitiamo, e magari con un pizzico di coraggio e saggia follia decida di conservarli al meglio delle possibilità – come nel caso del Museo Spartano di Taranto, facendo diventare realtà anche il sogno all’apparenza più impossibile. Ed è anche per questo, che l’immagine di questo articolo non è quella dei rifiuti e dell’immondizia, ma quella della vera bellezza delle nostre spiagge, perché è a queste bellezze che dobbiamo ispirarci nel nostro agire quotidiano.