«Lo svolgimento dell’ultimo Consiglio Comunale di Grottaglie può offrire più di un punto di riflessione a chi voglia lasciare che lo sguardo vada oltre le apparenze.» Lo afferma Mimmo Annicchiarico, del gruppo consiliare di Polietica, a margine delle polemiche scoppiate durante l’ultimo consiglio comunale.

«Provo a indicarne due – aggiunge Annicchiarico, tra loro strettamente collegati: Al Sindaco, alla sua Giunta e alla sua maggioranza fa comodo pensare ed agire all’interno di uno schema mentale che costringe la politica dentro netti steccati, quando non proprio muri, tra “vecchi e nuovi”, “passato e presente”, “loro e noi”, negando qualunque possibilità di relazione tra gli opposti e, meno che mai, di natura dialettica. Risultato? Lo scontro preferito al confronto. Se in questo schema si affaccia un terzo incomodo, che proponga di costruire un ponte tra le sponde opposte, il “nuovo”, il “presente”, il “noi” reagisce con veemenza, prigioniero di un fanatismo narcisistico, capace di far degenerare in rissa ogni invito ad ascoltare, prima di giudicare. Risultato? Una campagna di fango, per screditare, offendere, calunniare, diffamare l’intruso. Ora, si dà il caso che a svolgere il ruolo di “pontiere” si sia proposto uno al quale gran parte della città riconosce, da un paio di generazioni, sufficienti doti di equilibrio, sana passione politica, totale dedizione alle finalità educative della sua professione di insegnante. E tutto questo da destra, centro e sinistra.

Al momento, però – prosegue Mimmo Annicchiarico, è proprio quest’ultimo tratto del profilo dell'”intruso” a rappresentare la pietra d’inciampo, lo scandalo da eliminare a tutti i costi, magari inducendo il malcapitato a farsi da parte. Ma questo, non può essere perché è della stessa figura dell’insegnante che, ogni giorno di più, questa società si vuole liberare, per la fretta di crescere senza formazione? D’altronde, la stessa cronaca quotidiana sta lì ad attestare ricorrenti pestaggi, da parte di genitori, di docenti colpevoli di aver avuto l’ardire di poter concorrere ad educare i loro figli.
La democrazia ateniese mandò a morte, con l’accusa di empietà e di corrompere i giovani, Socrate, che si prefiggeva di sottrarre la classe politica del tempo all’ostentazione di saperi non posseduti e di metterli sulla strada della ricerca della verità attraverso l’esercizio del dubbio sistematico, esercitando l’arte dell’ironia, come tecnica per venire a capo della conoscenza di sé.

I giovani e meno giovani rampolli grottagliesi, appena annusato il profumo del potere, stanno mostrando tutta l’insofferenza tipica degli intellettuali saccenti, che non hanno bisogno più di riflettere e, meno che mai, di essere aiutati a farlo – conclude Mimmo Annicchiarico. Ancora un insegnante? Come osa? Ma no, una vera peste! Orsù, “Dagli all’untore!”. Mamme e papà in testa