Attraversano i corsi di acqua dolce, si riposano nei laghi o nelle lagune, arrivano trepidanti fino al mare dei Sargassi dove trovano compagni in amore e depositano da 1 a 6 milioni di uova. Le uova si schiudono, le larve crescono, cambiano colore e aspetto, si spostano verso fiumi, estuari o rimangono in zone costiere per poi viaggiare verso il mare e riprodursi ancora.

Quest’avventurosa epopea è la storia della vita di un’anguilla qualunque e vede il suo (non troppo lieto) fine in un piatto, la vigilia di Natale, magari in uno di ceramica con il galletto di Grottaglie.
Nell’Italia intera la sera che precede il giorno di Natale vige l’antica tradizione di consumare pietanze “povere”. Così l’anguilla che fino a qualche decennio fa era un pesce diffusissimo in quasi tutti i corsi d’acqua e facilmente reperibile nei pescivendoli di qualsiasi paese, rappresentava l’alimento indicato per un piatto poco costoso. A causa della pesca intensiva e delle difficoltà che le anguille incontrano nella migrazione per le barriere architettoniche, l’anguilla si acquista con meno facilità: la si trova di rado e i prezzi si aggirano tra le 25 e le 40 euro al kg.
Può accadere, che dal Mar dei Sargassi il pesce dalla forma serpentina quando abbandona le acque dell’oceano atlantico si fermi nel Mar Piccolo di Taranto e in quantità ancora maggiori nei laghi di Lesina e Varano nel foggiano o in quelli Alimini del Salento, dove si conservavano in enormi cisterne alla pari di animali domestici .

Le anguille sono maschi, snelli e veloci ma fanno una vita poco eccitante: secondo alcuni studiosi infatti non seguono gli esemplari femminili nella traversata verso il mare. Le instancabili migratrici, invece, si chiamano capitoni, per la testa più grande e il corpo che supera di tre volte quello del maschio. E’ un viaggio faticoso e lunghissimo, così il pesce accumula così tanto tessuto adiposo in vista della migrazione che è considerato “ pesce grasso”. Anche i livelli di colesterolo dell’anguilla e del capitone sono elevati ma, la carne di questi pesci risulta allo stesso tempo perfetta per chi ha carenza di ferro.
Dopo un piatto di vermicelli con il baccalà che non potevano essere assenti tra le portate della vigilia, in alcune case dei grottagliesi, sulle orme delle tradizioni tarantine, le anguille si acquistavano ancora vive, si pulivano dal muco esterno, si staccava la testa per poi preparare un sughetto prelibato, marinarla o cuocerla arrosto nella sua versione light. Si racconta che si mangi l’anguilla proprio il giorno della vigilia di Natale per purificarsi dai peccati:l’anguilla ricorda un serpente, il serpente è simbolo di peccato, quindi mangiarlo significa sconfiggerlo.
Di seguito una proposta tutta grottagliese per purificarsi dai peccati commessi quest’ anno …

Capitone al forno con i lampascioni
Cospargete e strofinate i capitoni con il pangrattato per renderli meno viscidi, tagliate le teste ed eliminate le viscere.
Dividete in tranci la carne per poi farla sbollentare per pochi minuti.
Sistemate i tranci in una teglia con i lampascioni già lessati , due spicchi d’ aglio, un ciuffetto di prezzemolo, qualche foglia di alloro, una spolverata di pepe nero e un filo di olio.
Infornate a 170 gradi per 30-40 minuti.